Moleskine di Jacques Morrison  

scritto da Jacques Morrison in ,

Appunti di Jacques Morrison al 18 Gennaio 1925

Le cose che voglio fare:

1) visitare la JuJu House (o come diavolo si scrive) che è PALESEMENTE losca; in notturna? ma ho idea che, sempre che ne usciamo vivi, ci prenderemmo come minimo una valanga di botte. E poi c'è quella chiave al collo del proprietario.. cosa apre? la cassaforte? naaaaaah, impossibile...
2) cercare informazioni sul simbolo sulla fronte di J.Elias (in biblioteca? alla Prospero Press? Dal contatto ad Harvard?)
3) cercare informazioni sul libro che Elias voleva dalla biblioteca di Harvard
4) abbiamo verificato che il tipo di colore che ci ha assaliti in camera di Elias non è conosciuto negli ambienti malfamati.. Però alla JuJu House sono tutti di colore... strana coincidenza...
5) C'è la festa dei Carlyle venerdì sera: come mettersi in contatto con Erica Carlyle? Una mezza idea ce l'ho, ma la devo discutere coi miei compagni... E soprattutto, l'altra cosa IMPORTANTERRIMA da fare in casa Carlyle...
6) cercare i libri di Roger Carlyle! Nella sua cassaforte. E adesso che ci penso: se la via diplomatica non funziona e se quella del patetismo non ci soddisfa... ci servirebbe uno scassinatore (che a sua volta non fosse scassato...) Anche se ovviamente penso che la cassaforte dei Carlyle sia espugnabile come quella di Chuck Norris... O Bruce Willis... (famosi attori comici degli anni '20 meglio conosciuti col loro nome d'arte di 'Stanlio & Ollio')
7) riguardando gli appunti delle sedute psicanalitiche di Carlyle... Chi è che Roger Carlyle chiamava 'M'weru' o 'Mia sacerdotessa'? Può essere Hypatia Masters? -> indagare anche sul loro rapporto....


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Dinelli Stewart, Marco  

scritto da Ars Tecnica in

"Chiuso per lutto" riportava il triste e grezzo cartello affisso nel piccolo ed elegante negozio di antiquariato, gestito fino a pochi giorni prima da un competente e distinto gentiluomo in cui (per quanto riguarda gli affari) albergava l'intraprendenza di un conquistadores.

Malgrado i suoi deliri avessero portato i suoi compagni a sterminare tre innocenti (?) locandieri, è sempre stato benvoluto da tutti. Anche da quelli che truffava vendendo patacche come preziose relique.
L'ultima volta che fu visto si stava ritrascinando, benchè gravemente ferito, in una polverosa cantina, fermamente deciso a disinnescare alcune cariche di dinamite e salvare la vita di due suoi amici.

Giocatore: Michele
Longevità: 2 avventure
UPF: "Per nessuna ragione al mondo mangerò mai questa minestra!"
"...alla finestra? Vedo la gente morta"
"Vi salvo io ragazzi!"

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Ross, Steven  

scritto da Ars Tecnica in

Tutto il personale dello studio medico associato Trump, Newell & Ross piange la triste scomparsa del dottor Steven, tragicamente perito nel tentativo di assicurare alla giustizia l'assassino di un caro amico.

Il giovane e rinomato medico trovò la morte nella terrificante esplosione sviluppatasi nelle tetre caverne di una magione della east coast. Da lodare il fatto che intendesse sacrificarsi per permettere ai suoi compagni la fuga dalle "cose" che li stavano inseguendo.

Giocatore: Stefano
Longevità: 1 avventura
UPF: "...nanismo? Io opterei per una forma di elefantiasi..."

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Ritorno in città  

scritto da Ars Tecnica in

Nessuno seppe mai se l'esplosione fu causata dalle micce troppo corte o da Marco, che poteva essere svenuto nel momento sbagliato, aver accidentalmente lasciato cadere la lampada a petrolio o aver compiuto qualche azione maldestra.

Conoscendo l'amico il reverendo sapeva però che avrebbe anche potuto innescare anticipatamente e volontariamente l'esplosione, nel caso dietro a Brian e Steven fossero comparsi quella cosa o la numerosa famiglia Modine.
Andy pensava a questo mentre tornava a casa sulla sua Fort T assieme a quello che era stato un caro amico e che ora riposava sotto una pesante dose di sedativi.
Probabilmente lo avrebbe affidato alle cure di qualcuno di fiducia, magari in un convento, perché non riusciva a sopportare l'idea di accudire chi aveva causato la morte di tutte quelle persone a lui care.
Lo odiava, ma più ancora che Dankan odiava sé stesso, perché non era stato in nessun modo d'aiuto, ed almeno la vita di Marco avrebbe potuto salvarla.
Ai funerali non celebrò né proferì parola, praticamente non parlò nemmeno di fronte agli interrogatori della polizia… e non disse messa per molto tempo… per alcuni mesi non pregò nemmeno...
…ma questa è un'altra storia.

  1. Annisquam
  2. Iniziano le indagini
  3. Pezzi del puzzle
  4. A lato del letto
  5. Jimmy Hickmann
  6. A tre passi dal bivio
  7. Gli scarponi di Jason
  8. Senza alcun dubbio
  9. Villa Modine
  10. L´ala Ovest
  11. Some feets under
  12. Giù il sipario
  13. Ritorno in città

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Giù il sipario  

scritto da Ars Tecnica in

La lampada a petrolio di Marco illuminò un uomo sulla trentina, di aspetto piacevole, imbracciante un fucile da caccia di grosso calibro e con un voluminoso revolver alla cintura.
"Non intendo farvi alcun male." disse con una voce così profonda che dava l'impressione di provenire da un altro luogo "Gettate le armi e non vi verrà fatto alcun male, ve lo garantisco."
Tutti però udirono chiaramente il rumore dell'otturatore che si armava.
"In nome della legge getti quel fucile e ci lasci passare!" gridò il vicesceriffo, puntando il fucile a pompa contro quell'uomo.
Venne esploso un colpo e pezzi del cervello del ragazzo schizzarono sul volto del reverendo, che lo seguiva; il corpo esanime cadde nel fango ed affondò completamente nel giro di pochi istanti.
Dankan allora prese uno dei candelotti di dinamite da sotto la camicia, l'accendino dalla tasca e fece il verso di accendere la miccia, o almeno ci provò, perché lo sconosciuto, con una velocità assolutamente inumana, mise un secondo colpo in canna e fece fuoco, colpendo il parapsicologo ad una coscia.
La dinamite cadde nel fango e fece la stessa fine del corpo del vicesceriffo.
"Lo ripeto un'ultima volta, gettate le armi e seguitemi. Se volete uscire vivi di qui."
Nelle teste del gruppo di amici passò la stessa idea, quella di far fuoco contemporaneamente… ma poi fu forse la speranza di poter uscire incolumi di là sotto, o forse la consapevolezza che si trattasse dell'unica cosa sensata da compiere a far sì che tutti gettassero nella pozza le armi.
Tutti tranne Andy (che s'era dimenticato di avere la piccola automatica nella tasca della giacca) e Marco (che gettò la doppietta ma trattenne la pistola nascosta dietro la cintura e coperta dalla camicia che gli pendeva da ogni parte).
Sotto la minaccia di finire allo stesso modo del poliziotto il gruppo ripercorse per l'ennesima volta il tunnel che portava alla caverna dove si era consumato lo scontro a fuoco, una volta lì imboccarono il cunicolo più lontano, e dopo qualche minuto giunsero in un ampio spazio semicircolare in cui erano sistemati alcuni bracieri.
Al centro dell'antro era sistemato un altare sacrificale identico a quello del tempio situato all'interno della villa mentre all'estremità opposta era possibile notare una rozza rampa di scale, che probabilmente portava al mattatoio del piano superiore.
Gli ospiti furono fatti accomodare per terra, mentre l'uomo armato si sedette sul piano dell'altare e concesse a Steven di medicare i compagni.
"Mi chiamo Philip Modine, sono nato in questa casa nel 1869… e non ho idea di quanti anni siano passati da… da quando la mia vita, e quella di tutti quelli che mi stavano a cuore, cambiò. Quella sera pioveva a dirotto, e mio padre ci comunicò che era giunto il momento di richiamare in questo mondo il signore e padrone dell'uomo, e che lui ci avrebbe ricompensato per questo. Io sentii il segnale che avvertiva riguardo all'inizio del rito, ma mi attardai con un amico di passaggio… Philius. Quando uscii dalla sua stanza bloccai la porta per evitare che vedesse cose pericolose per entrambi e mi diressi verso il tempio. A pochi passi dalla sala un'esplosione scosse l'edificio e io… io sentii gridare i miei familiari…"
Andy notò che gli occhi del signor Modine erano terribilmente tristi.
"Avete presente quelle cose che vi hanno attaccato?"
"E come no? Credo che dopo aver visto come abbiamo sbrindellato i loro simili, i sopravvissuti ci penseranno due volte prima di riprovarci!" disse tutto baldanzoso Dankan "Così l'abbiamo fatta pagare anche per quello che hanno fatto ai vostri parenti."
"Beh, quando ancora stordito entrai nel tempio trovai i miei consanguinei cambiati… si dibattevano in preda a terribili dolori, si erano ingobbiti ed emettevano dei suoni animaleschi. Pian piano diventarono quelle creature che avete incontrato. Ma io non li ho abbandonati, li ho cresciuti… nutriti… ma…"
"Ehm…" intervenne imbarazzato il parapsicologo "…volevo dire… almeno sono morti senza soffrire …"
Brian si era portato le mani alla testa e già immaginava che l'intervento dell'amico non avrebbe fatto altro che accelerare la loro esecuzione.
"…ma questa non è la cosa peggiore che è accaduta… perché anch'io… anch'io non sono più lo stesso…" disse Philius mentre il fucile gli cadeva dalle mani.
Il suo corpo aveva iniziato cambiare, cresceva nelle dimensioni in maniera rapida, mentre la testa sembrava venire lentamente inghiottita dal torace.
I prigionieri rimasero qualche istante basiti, mentre la mutazione continuava inesorabile.
Lo sceriffo gridò disperato "Non è possibile… sta diventando… quella cosa dell'affresco."
Il falegname, per sua fortuna, aveva perso già conoscenza da qualche secondo.
"E' il momento!" disse Brian, prendendo al volo una delle Colt che Dankan era incredibilmente riuscito a nascondere sotto il panciotto e a celare, forse involontariamente, grazie all'andatura curva e zoppicante che aveva tenuto da quando era stato ferito.
Tre o quattro colpi vennero sparati in rapida successione, ma non sembrarono sortire alcun effetto: quell'essere continuava a crescere, tanto che oramai aveva raggiunto i tre metri d'altezza.
"Andiamocene prima che sia troppo tardi!"
"Marco, taci e usa la pistola che hai messo dietro la schiena, ho visto che non l'hai gettata. USALA!" disse Brian.
L'antiquario alzò lo sguardo e vide la creatura sulle cui palme si erano aperte due orribili e fameliche bocche che lo stava caricando: fece fuoco, venne afferrato per il braccio e scaraventato via con il secco rumore delle ossa che si spezzavano; mentre ricadeva a molti metri di distanza ed in prossimità dell'ingresso del cunicolo realizzò che forse era giunto il suo momento, ma che non avrebbe voluto che la sua vita finisse lì, all'insaputa di tutti e assieme a quella dei suoi amici più cari.
Steven vedendo quella scena non resistette: estrasse il coltello e lo affondò, fino al manico, nella schiena della mostruosità che aveva la palese intenzione di toglierli di mezzo; come ricompensa ricevette un pugno fortissimo al fianco. Comprese immediatamente che il suo femore doveva essersi rotto, alzò la testa in tempo per vedere il corpo dello sceriffo sollevato a mezz'aria svuotarsi a poco a poco ed avvizzire, come se la creatura se ne stesse cibando. Probabilmente fu quella visione a minare il già precario equilibrio mentale di Dankan.
"Che diavolo fai? La miccia è troppo corta e comunque la caverna ci rovinerà addosso, sempre che non ti scoppi in mano!" gridò Brian.
Il parapsicologo aveva dato fuoco e gettato il candelotto sotto l'incarnazione di Y'Golonac: mentre chi non vi si trovava già si gettava disperato a terra, Desede rimase in piedi, imbambolato a fissare con i pugni stretti gli effetti del suo gesto, come un bambino prima di scartare il regalo di compleanno.
Non vi fu nessuna esplosione.
"Ah ah! Siamo fottuti. Cosa è successo, ha spento la miccia pisciandoci sopra?" chiese Steven.
La verità invece era che il candelotto non si trovava più in quella caverna.
"Bisogna far saltare tutto. DEVO far saltare tutto. E' l'unico modo." gridò tremante Dankan, mentre zoppicante cercava di correre per raggiungere l'uscita, aiutandosi a tratti anche con le mani e lasciando dietro di sé una vistosa striscia di sangue.
Brian esplose gli ultimi due colpi rimasti nel caricatore della 45 probabilmente conscio che non sarebbe servito a niente, mentre il dottore lo incitava ad andarsene, e a portarsi dietro Andy, dato che sia lui che Marco erano conciati troppo male.
Il reverendo era rimasto per tutto il tempo con le spalle contro la parete di roccia, incapace per la paura di muovere un solo muscolo, quando l'ingegnere e Steven lo fissarono si sentì colpevole ed in parte responsabile della fine che stavano per fare tutti. Indietreggiò prima lentamente, poi accelerò il passo ed uscì senza proferire parola, con il capo chino.
Nessuno seppe mai se i tre compagni rimasti nella sala dei sacrifici si sentirono traditi o furono in qualche modo contenti perché non avrebbero dovuto pensare anche a lui.
Y'Golonac nel frattempo, dopo aver gettato lontano i resti rinsecchiti di Woodhouse, stava accingendosi a finire il falegname.
"E' la nostra ultima occasione" disse Brian "Marco, puoi camminare vero? Alzati ed esci di qui alla svelta, penso io a Steven!"
"Vattene o finiremo per morire tutti e due. Oltretutto potrei essere un ottimo 'diversivo' e farvi guadagnare qualche secondo, o forse addirittura minuto prezioso!" disse il dottore.
L'antiquario aveva già imboccato il cunicolo e procedeva piuttosto velocemente; l'ingegnere si caricò sulle spalle il signor Ross ed iniziò quella che probabilmente sarebbe stata la corsa ad ostacoli più importante della sua vita. "Toglitelo dalla testa, non ti lascio qui a fare il martire."
Il reverendo giunse nella cantina terrorizzato dalle grida dei discendenti Modine, che dalle profondità della collina dovevano aver imboccato il cunicolo per raggiungerli e finirli. Trovò Dankan con l'accendino in mano, pronto a dar fuoco alle micce dei numerosi candelotti ancora presenti.
"Non farlo, gli altri non sono ancora usciti!"
"Devo, devo assolutamente, quella mostruosità non può uscire di qui."
Andy diede un calcio alla mano del parapsicologo che lasciò cadere l'accendino, lo raccolse e vide la pistola dell'antiquario dalla parte della canna.
"Tu sei uno di loro, uno di quei cosi. Ma non riuscirete ad uscire di qui. Io non ve lo permetterò." biascicò in maniera quasi incomprensibile Desede.
"Sono io, il tuo amico. Sono Andy, ricordi?"
La pistola continuava a seguirlo, e Dankan era troppo fuori di sé: Fordham imboccò le scale con le mani alzate, attraversò di corsa la cucina e i saloni, uscì sul portico e scese i gradini, rimanendo ansimante ad aspettare gli altri.
Poco dopo due spari echeggiarono dall'interno, passarono pochi secondi e il parapsicologo uscì tutto sorridente, superò il reverendo fermandosi a dieci metri circa da lui, sotto un albero, coprendosi le orecchie con le mani e contando in maniera regolare.
Andy con un balzo riattraversò il portico.
Si fermò sulla soglia della villa: attese disperato qualche secondo, poi vide la sagoma di Marco oramai giunta a metà salone ed un sorriso gli riempì il viso.
"Dove sono gli altri?"
"Dietro di me, credo stiano arrivando." rispose l'altro, al limite dello svenimento e con un braccio a penzoloni da cui usciva un pezzo d'osso.
"Ma come, li hai abbandonati?"
"Perché spiegami tu cosa hai fatto!"
"Io… Dankan ha acceso i candelotti…"
"Cosa? Va' a disinnescarli, allora!"
Marco capì in quell'istante che Fordham non avrebbe mai trovato il coraggio di entrare nuovamente in casa Modine, e tantomeno la forza di scendere in cantina e spegnere le micce. Raccogliendo le ultime energie e cercando di rimanere cosciente l'antiquario si diresse quanto più velocemente poteva verso la cantina, tenendo in mano la lampada di Fordham.
Andy a capo chino ridiscese i gradini e si inginocchiò a pochi passi da Dankan, che aveva iniziato a canticchiare ritornelli infantili ed a frustare l'erba.
Il sangue gli si gelò nelle vene ed il cuore smise di battere per qualche secondo quando si accorse che Desede stava usando come frustino un pezzo di miccia, lungo pressappoco 70 cm: si mise a correre, superò il portico ma si arrestò ancora una volta di fronte alla porta d'entrata.
"Marco! Esci, non c'è più tempo. Non c'è più…"
Per tutta la vita fu convinto di aver sentito la voce di Brian dire "Coraggio Stev, siamo fuori. Guarda, le scale… c'è anche Marco…"
Dopo quella che molto probabilmente fu un'allucinazione generata dalla sua mente, si sentì attraversare da un vento caldo, alzare di peso e gettare lontano, come pesasse quanto un foglio di giornale.
Il boato ed i detriti giunsero solo successivamente e nel momento in cui toccò terra con la schiena Andy pensò che, nella migliore delle ipotesi, sarebbe rimasto paralizzato per tutta la vita.
Nella peggiore sarebbe rimasto vivo e paralizzato fino al momento in cui quegli esseri avrebbero iniziato a divorarlo.
Perse conoscenza.
Al suo risveglio realizzò che poteva ancora camminare, si alzò dolorante e vide che al posto della villa c'era solamente un immenso cratere.
Dankan vi ci ballava sul bordo.
Attorno si erano aperte numerose e profonde fosse, sicuramente causate dai crolli nei cunicoli scavati da quegli esseri immondi, ma i suoi amici non c'erano più.
"Cosa dirò adesso?"

  1. Annisquam
  2. Iniziano le indagini
  3. Pezzi del puzzle
  4. A lato del letto
  5. Jimmy Hickmann
  6. A tre passi dal bivio
  7. Gli scarponi di Jason
  8. Senza alcun dubbio
  9. Villa Modine
  10. L´ala Ovest
  11. Some feets under
  12. Giù il sipario
  13. Ritorno in città

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Some feets under  

scritto da Ars Tecnica in

Scesero nella cantina uno alla volta, in silenzio.
Andy aveva un nodo alla gola, Steven immaginava cosa poteva essere successo in quel locale e Marco scrutava pensieroso l'odioso falegname che stranamente aveva smesso di sfottere ed aveva acquistato un'andatura a tratti palesemente incerta e uno sguardo sbarrato: l'antiquario temeva che l'accetta che teneva stretta potesse diventare per lui e per i suoi amici un pericolo più grande di quello che si nascondeva nel fetido cunicolo che avevano di fronte.
Mentre lo sceriffo e il suo vice scrutavano il tunnel, Dankan confabulò qualcosa con Brian, che gli consegnò una scatoletta grande press'a poco quanto un portasigari.
Il parapsicologo ne estrasse un paio di piccole cesoie, una pinza, poi sì chinò su uno dei fasci di esplosivo sistemati negli angoli nella cantina ed iniziò ad armeggiarci sopra, seguito dallo sguardo attento dell'ingegnere, che gli faceva anche da palo.
Marco incuriosito si avvicinò giusto in tempo per vedere Dankan restituire gli attrezzi a Brian, ed infilarsi due candelotti sotto la camicia.
"Questa sarebbe la tana del vostro assassino?"
"Dice bene, sceriffo."
"Andiamo avanti, cosa dite? Qualche ripensamento?"
"Andiamo. Nessun ripensamento… almeno da parte nostra." rispose deciso Brian.
"Aspetta un attimo, io in quel buco non mi ci ficco." esclamò Marco con la voce tremante.
"La penso anch'io allo stesso modo. Quel posto non mi ispira per niente." soggiunse Andy.
"E vorreste tirarvi indietro proprio adesso? Quella cosa… quella che ha ucciso Jimmy, e i due bambini, e l'acrobata, e chissà quanta gente prima di loro è lì dentro… la lasciamo continuare? Io no. Io vado avanti. Con o senza di voi."
"La ciurma ha divergenze d'opinione…" sogghignò Woodhouse.
Dankan mise un braccio attorno al collo dell'antiquario "Guarda quanti siamo… non può farcela contro di noi… siamo ben armati… e preparati… Jimmy non si aspettava di essere aggredito, ed è stato tradito dalla sua sicurezza."
"E sei sicuro che non verremmo traditi dalla tua sicurezza o da quella di Brian?" rispose svelto Marco.
Desede spinse l'amico fino a fare in modo che entrambi dessero le spalle agli altri, e poi aggiunse con un tono quasi impercettibile "…li lasciamo andare avanti, se ce la dovessimo vedere brutta, tagliamo la corda senza troppi rimorsi!"
L'altro probabilmente pensò a cosa avrebbero dovuto fare se i tre indigeni non fossero periti a causa della bestia, ma non ne chiese conferma, temendo che non avrebbe ricevuto altro che una terribile conferma ai suoi ben fondati timori.
"Penso sia meglio procedere in silenzio, da qui in poi… sceriffo, dimostri a questo codardo come si comporta un vero uomo e faccia strada!" disse Dankan.
Il gruppo avanzò così, con il falegname e Woodhouse davanti e gli altri che li seguivano, a due a due.
Il reverendo continuava a temere gli effetti di quelle esalazioni dall'odore così pestilenziale. Il dottore lo aveva rassicurato che erano vapori di zolfo e che non avrebbero sicuramente nuociuto se si fossero trattenuti là sotto per un breve periodo, ma lui non ne era convinto e si rimproverava di non aver portato con sé una maschera antigas.
Nel frattempo il tunnel continuava a scendere, e la putrida fanghiglia che in prossimità dell'ingresso sporcava a malapena le suole delle scarpe, qui arrivava poco sotto le ginocchia, facendo avanzare a fatica tutto il gruppo.
All'ingresso di una piccola caverna Marco non riuscì più a trattenersi "Non mi piace, torniamo indietro. Stiamo andando sempre più in basso, se va' avanti così finiremo per annegare nel fango. Oltretutto ci muoviamo così lentamente che costituiamo una preda troppo facile perfino per un bradipo."
Lo sceriffo, con un sorrisino beffardo fece notare che all'estremità opposta della caverna il tunnel continuava in salita.
"Probabilmente ci troviamo nel punto più basso, per questo l'acqua ha trascinato qui del terreno…" esclamò sicuro l'ingegnere, rassicurandosi da solo "Oltretutto, se camminiamo intorno alle pareti dovremmo avanzare più velocemente, con i piedi quasi completamente all'asciutto."
Così fecero, ma giunti vicino all'ingresso del nuovo cunicolo il vicesceriffo notò con orrore che un avambraccio imputridito galleggiava proprio al limite della pozza fangosa.
"Se è stato trascinato qui dalle piogge potrebbe arrivare anche dal cimitero." sentenziò Brian.
Non notò, o forse non volle notare che le ossa erano rose, e che le carni erano lacerate in maniera evidente.
Andy invece vide questi particolari ed inorridì pensando alle bare vuote che tanto lo avevano turbato.
Uno sparo rimbombò e fece sobbalzare il reverendo e i suoi amici.
"Che diavolo era quello?" disse il vocione del falegname, che sembrava essersi improvvisamente svegliato.
"Non ne ho idea, ma era veloce…un animale credo… non lasciamolo fuggire!"
Woodhouse e l'essere odioso iniziarono a correre lungo il tunnel.
"Torniamocene indietro!" fece con decisione Marco.
"Non possiamo lasciarli andare da soli, seguitemi!" gridò il ragazzino coi baffetti.
Il gruppo di amici, guidati dal vicesceriffo, percorse quanto più velocemente possibile, e sotto la luce incerta delle lampade a petrolio una ventina di metri, fino ad arrivare in un ampio spazio sotterraneo, da cui partivano due altri cunicoli e dove, ansimanti, aspettavano gli altri componenti della 'spedizione'.
"Uniti. Dobbiamo rimanere uniti! Altrimenti qui si rischia di fare la fine del top…"
Brian non aveva terminato la frase che una serie di grida giunsero dalle profondità della collina ed il falegname, che si trovava molto vicino al tunnel alla sinistra del gruppo, scomparve dalla loro vista.
Marco alzò la lampada e lo vide contorcersi terrorizzato, mentre due mostruosi esseri gli stavano dilaniando le gambe. Aveva lasciato cadere l'ascia e cercava disperatamente di scalciarli via e colpirli con i pugni.
Il resto del gruppo stava pensando ad altro: nella caverna avevano fatto irruzione altre mostruosità, almeno una mezza dozzina, e si stavano accingendo a ridurli nello stesso stato in cui era stato ritrovato Jimmy.
La prima creatura puntò dritto lo sceriffo e arrivò a meno di un metro da lui, poi cambiò improvvisamente direzione ed andò piroettando a sbattere violentemente contro la parete di roccia.
Brian mise un nuovo colpo in canna e gridò a Woodhouse di fare la propria parte, poi spappolò il cranio ad un'altra bestia che aveva cercato avventarglisi contro.
Andy puntò frettolosamente la pistola e premette due volte, in rapida successione, il grilletto. Partì un solo colpo (che non colpì nessuno) e il carrello rimase bloccato all'indietro.
"Porca Eva! Satanaccio mal…"
Dankan fece fuoco più volte, e riuscì ad arrestare la corsa irregolare di una di quelle cose.
Marco per qualche secondo mosse la pistola cercando di mirare ai due esseri che si stavano accanendo contro quell'uomo così odioso, deciso a correre il rischio di colpire accidentalmente l'artigiano. Poi ripensò alla moglie di quest'ultimo e al figlio piccolo che avevano sentito piangere qualche giorno prima, mise via l'arma ed estrasse il pugnale.
Esitò qualche secondo, cercando di intuire se i movimenti di quella strana specie fossero simmetrici o ripetitivi e poi, con tutta la propria forza, vibrò un poderoso affondo verso il dorso di una delle creature.
Un grido più alto e spaventoso si udì nella caverna. Un improvviso movimento dell'uomo aveva fatto sì che la lama dell'antiquario anziché la schiena del carnefice trafiggesse la gamba della vittima, arrivando a scheggiare la rotula.
Il signor Dinelli-Stewart si alzò rapido, preoccupandosi di controllare che nessuno avesse visto quello che aveva appena combinato.
Tutti continuavano ad aver altro a cui pensare.
Fu così che si fece coraggio e riprovò.
Questa volta il falegname, dibattendosi, lo urtò così forte da fargli perdere l'equilibrio proprio mentre si stava lanciando nell'assalto.
Il coltello affondò in un'altra gamba… quella del suo proprietario che, lasciandolo cadere e fissando la macchia rossastra che si espandeva sulla stoffa pregiata non trovò niente di meglio da fare che disperarsi per aver rovinato i suoi pantaloni preferiti.
Steven nel frattempo vide tre di quegli orrendi animali, molto simili come costituzione all'ultimo e sinistro scheletro che avevano rinvenuto al piano di sopra, avventarsi quasi simultaneamente contro il vicesceriffo. Riuscì a colpirne uno, che si accasciò immediatamente a terra e chiuse istintivamente gli occhi rifiutandosi di vedere cosa sarebbe successo a quel ragazzo.
Resosi immediatamente conto che quello poteva essere un errore dalle conseguenze terrificanti, li riaprì giusto in tempo per vedere il poliziotto far velocemente fuoco contro uno dei mostri, colpirne un altro con il calcio del fucile e finirlo con un secondo colpo a bruciapelo.
Brian prese una breve rincorsa e calciò violentemente il muso di una delle creature che continuavano a tormentare il falegname: questa si alzò sulle zampe posteriori biascicando qualcosa. L'ingegnere mise la canna a non più di dieci centimetri da quel torace peloso e fece fuoco, dilaniando in maniera spaventosa il suo bersaglio.
L'altra bestia mollò immediatamente la presa e velocissima si rifugiò nelle tenebre del cunicolo da cui era uscita.
Tutti rimasero qualche istante con le armi puntate contro i tunnel, temendo che arrivasse qualche altra cosa, magari ancora più pericolosa di quelle che avevano incontrato.
"Il falegname è messo male, dobbiamo tornare indietro… e anche la ferita di Marco, a giudicare dal sangue che ne esce, non deve essere trascurata."
"Non lo so Steven, è stato troppo facile." fece Brian "Forse è meglio tornare."
Ricaricarono le armi e scrutarono rapidamente le carogne che avevano disseminato per la caverna, qualcuno ipotizzò che fossero un bizzarro incrocio tra uomini e topi.
"Non capisco" osservò Steven "la loro statura non arriva, ad occhio e croce, al metro e cinquanta… e la descrizione non combacia con quella data dai due ubriachi nelle vicinanze dell'ospedale."
"Ci dev'essere qualcos'altro che ancora non abbiamo visto… andiamo via." incalzò Marco.
Ripercorsero all'indietro il tunnel che li avrebbe riportati alla pozza di fango, la raggiunsero e iniziarono ad attraversarla.
Quando furono esattamente a metà strada, nel punto in cui più il fango era profondo, smisero tutti di respirare, almeno per qualche istante.
Erano letteralmente circondati da decine di quegli esseri e non vi era più alcuna via di fuga praticabile.
Le bestie lentamente avevano preso ad avanzare, ed entrambi i cunicoli ne vomitavano in continuazione.
"Ragazzi, è stato bello conoscervi." disse Steven che si stava trascinando dietro, assieme ad Andy, il rosica-assi.
"Aspetta, non dobbiamo darci per vinti." intervenne Brian, con un tono apparentemente calmo e pacato "Facciamo fuoco con tutto quello che abbiamo verso quelli che ci stanno di fronte, nella confusione può darsi che almeno alcuni di noi riescano a 'sfondare' le fila di quelle bestie e a raggiungere la cantina."
"Già e una volta lì? Dubito che riusciremmo mai ad uscire vivi dal parco della villa. Ci sarebbero subito addosso." concluse Marco, che già stava realizzando come lui, con quella gamba, non avrebbe mai avuto il problema di cosa fare una volta uscito dalla villa, perché non ce l'avrebbe mai fatta.
"Chi raggiunge per primo la cantina accende le micce, e in meno di due minuti questa baracca finisce sulla luna…"
Un grido si insinuò cupo e sordo nelle caverne.
Non era un grido di dolore e, a giudicare dalla tonalità, non era stato emesso da quegli esseri, che avendolo udito fuggirono in maniera disordinata, come in preda al terrore, riversandosi nella pozza di fango e poi sparendo nel tunnel alle spalle degli investigatori.

  1. Annisquam
  2. Iniziano le indagini
  3. Pezzi del puzzle
  4. A lato del letto
  5. Jimmy Hickmann
  6. A tre passi dal bivio
  7. Gli scarponi di Jason
  8. Senza alcun dubbio
  9. Villa Modine
  10. L´ala Ovest
  11. Some feets under
  12. Giù il sipario
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L´ala Ovest  

scritto da Ars Tecnica in

La parte di villa esplorata finora, pur se letteralmente imbottita di reperti non certo rassicuranti, era almeno architettonicamente del tutto fuori da qualsiasi sospetto: camere da letto, una toilette, sgabuzzini ed armadi a muro, una piccola biblioteca ed una stanza ricreativa.
Sulle prime Brian e Marco si erano chiesti come mai i proprietari si fossero fissati con l'idea di voler continuare l'ampliamento dell'edificio aggiungendo vani al pianterreno senza mai pensare a realizzare un secondo livello, ma poi non ci fecero più molto caso...
L'ala ovest di casa Modine era stata realizzata per ben altri scopi, e a fianco di una serie di camere da letto (situate in quello che doveva essere il corpo originario della costruzione) c'era una sfilza di locali a dir poco inquietanti.
La prima 'scoperta' avvenne in uno studio dall'apparenza normalissima: uno scrittoio, una libreria, tre sedie e qualche vecchio registro sparso a terra.
Andy vi passeggiò per qualche istante fissando il pavimento "Qualcosa non mi convince... quei vecchi libri contabili sono stati scaraventati via... teoricamente dovevano essere sul tavolo, e non possono essere stati spostati dal vento, sono troppo pesanti."
"E allora?" chiese il dottore.
"Perchè il set da scrittura è ancora al suo posto? Perchè due sedie sono piene di polvere e muffa e la terza no? Perchè lo scrittoio è molto meno sporco rispetto ai calti della libreria? Perchè..."
"Capito..." disse il parapsicologo iniziando a frugare nei cassetti del mobile in mogano.
Dapprima ne aprì uno alla volta, in maniera disordinata, cercando chissà cosa; iniziò quindi ad estrarli, rovesciarne il contenuto per terra, scuoterli violentemente e infrangerli contro il bordo del tavolo, fermandosi ogni tanto ad esaminarne i pezzi.
Quando finirono i cassetti, Dankan diede un violento calcio all'"insulso ammasso di legno marcio" che si ribaltò, rivelando un piccolo scomparto fissato sotto il piano di scrittura.
"I cari vecchi metodi sono i migliori."
Con il coltello a serramanico fece scattare il sistema di chiusura e recuperò una pergamena piuttosto malcolcia, scritta probabilmente in latino.
"Andy, questo dev'essere pane per i tuoi denti."
Il reverendo esitò qualche istante, cercando di avvicinarsi alla luce che filtrava dalle assi alla finestra, per poter leggere meglio "La scrittura è piuttosto incerta, e comunque sembra essere solo una pagina di qualcosa di più complesso... qui manca un bel po' di roba... la traduzione dovrebbe essere all'incirca questa: ...Coloro i quali adorano questi dei, spesso hanno la facoltà di trasalire la semplice forma di uomini, e diventare loro seguaci. Questo cose ho visto, e grande è la loro gloria. Investono la forma di uomo, eppur non è di uomo la loro forma. La loro possanza è assai più grande di quella di figlio di donna, così come la sveltezza loro. In vero spesso dimorano in antri orrendi sotto il mondo, laddove Y'Golonac solamente, e quelli che sanno di lui, possono rinvenirli."
Mentre il sacerdote pronunciava quello strano nome un fremito sembrò attraversare quel gruppo di uomini e la casa, come fosse anch'essa viva ed in ascolto.
Dankan sorrise in quella maniera così poco rassicurante che i suoi amici conoscevano bene, tolse dalle mani di Fordham la pergamena, la piegò in quattro e la mise nel taschino del panciotto "Non mi sembra di capirci molto, ma credo sia una conferma che quello che cerchiamo si nasconde nel sottosuolo."
L'antiquario nel frattempo, vedendo come stavano trattando quello che poteva essere un reperto di valore, avvertì un senso di mancamento.
Passarono alla porta successiva, che si aprì in maniera del tutto anomala, per una casa in quello stato: non cigolò né occorse forzarla.
Il locale che si raggiungeva tramite quella porta era qualcosa di assolutamente insolito per una villa sette-ottocentesca: un tempio completamente privo di finestre, con le pareti ricoperte di strani simboli ed affreschi, un tavolo in pietra che null'altro poteva essere se non un altare e due candelieri in argento massiccio.
Al reverendo Fordham quel tempio nascosto ne fece venire in mente un altro, sito nei sotterranei di un paesello teutonico e in cui un gruppo di eretici depravati compiva i propri riti.
Anche in quel luogo erano presenti alcuni grandi candelieri in argento intarsiato, che erano finiti fusi nella cassa comune dei suoi amici.
Lui aveva dapprima espresso le proprie perplessità riguardo sul compiere quello che considerava un furto a tutti gli effetti, poi però aveva notato che gli intarsi raffiguravano scene orgiastiche, e nessuna opposizione aveva posto all'opera di liquefazione.
Quella era stata l'ultima volta che alle imprese di quella sconsiderata compagnia avevano partecipato anche Angelo ed il povero Jimmy.
Mentre Andy rimaneva così imbambolato, perso nei ricordi, il vicesceriffo stava già esaminando le macchie scure presenti sull'altare: con il coltellino aveva tolto un piccolo quantitativo di materiale, si era inumidito con la saliva il dito mignolo e lo aveva passato su quanto era rimasto sulla lama.
"Sceriffo... è sangue..."
Woodhouse non lo stava ascoltando.
A parte il giovane agente stavano tutti fissando un affresco alquanto bizzarro, composto da tre scene e occupante circa la metà della parete nord. Nella prima scena una figura incappucciata con un lungo pugnale nella mano sinistra si trovava china sopra un povero sventurato, legato mani e piedi ad un altare molto simile a quello lì presente. Nella seconda quella che doveva essere la vittima sacrificale si contorceva sanguinante, mentre la figura dell'officiante del rito era di dimensioni sproporzionate, il suo corpo emetteva dei raggi giallastri e le palme delle sue mani sanguinavano da quelli che sembravano due lunghi tagli orizzontali.
Nell'ultima scena il sacerdote appariva nudo e privo della testa, il suo corpo assomigliava a quello di un gigantesco gorilla e su ciascuna mano si era aperta una sorta di bocca terribile e famelica; attorno a quella grottesca figura si vedeva una moltitudine di figure scure più piccole, in atteggiamento adorante.
"Questo vi fa venire in mente qualcosa?" disse Brian sottovoce, rivolgendosi ad Andy e Marco.
Il reverendo scosse le spalle, l'antiquario la fissò invece per un altro attimo.
"Così su due piedi non saprei… l'artista doveva essere occidentale, a giudicare dal tratto e dallo stile… dovrei fare qualche analisi sui colori usati per essere più preciso… ma quella cosa senza testa non mi ricorda niente… certo non è una scimm.."
Un rumore assordante invase il locale, assieme ad un puzzo molto simile a quello presente nel mausoleo della tenuta Modine.
Brian e Steven si voltarono di scatto, con le armi in pugno, alla ricerca di qualcosa contro cui trasferire parte del piombo che si portavano dietro: videro invece Dankan intento ad asciugarsi la fronte e il vicesceriffo con le mani sulla testa. Il piano dell'altare giaceva a terra, frantumato.
"Accidenti se pesava quell'affare!"
"Lei è un pazzo, quello era un reperto importante, si doveva analizzare, si doveva…"
"Prima di tutto volevo solo spostarlo un pochino, lo ho spinto troppo ed è caduto. Era evidente che era stato smosso di recente. E sono sicuro che lo sceriffo se ne sarebbe accorto subito." gridò il parapsicologo "Se i signori vogliono dare un occhiata (trattenendo il fiato) vedranno una sorta di primitivi e ripidi scalini che scendono in un cunicolo."
"In che direzione si estende il tunnel?" fece Brian.
"Verso sud, direi."
"Verso il cimitero quindi."
"Che facciamo, scendiamo?"
Di comune accordo decisero di evitare di infilarsi in quel sinistro cunicolo e lasciare in fretta il tempio prima che le esalazioni mefitiche rischiassero di farli soffocare.
Aprirono la porta sulla parete opposta del corridoio ed entrarono in un secondo ambiente privo di finestre e di piastrelle pregiate ma diviso in due sezioni da pesanti sbarre.
"Qui ci tenevano i disgraziati in attesa di essere sacrificati."
A terra giacevano alcune paia di manette, mentre alle pareti erano fissate catene alla cui estremità si trovavano anelli adatti a cingere polsi ed anelli adatti a cingere colli.
"Sceriffo, è abbastanza chiaro dove sono andati a finire i bambini scomparsi?" disse Brian.
"Le persone scomparse sarebbero state portate qui, ma…"
Steven interruppe bruscamente il ragionamento dello sceriffo "Dove diavolo sono finiti il suo vice e il falegname?"
Tutti scrutarono i quattro angoli della prigione, senza vedere alcuna traccia dei due.
"Lo sapevo, si inizia a ballare." sussurrò Brian.
Marco puntò nervosamente la pistola contro la porta, con la paura che qualunque cosa li avesse tolti di mezzo, ora si accingeva a fare il suo ingresso in scena.
Anche il reverendo aveva messo la mano sotto la giacca, ma ne estrasse una piccola borraccia metallica. Tremante svitò il tappo e mandò giù un grosso sorso.
Lo sceriffo se ne accorse "Cosa ci tiene lì dentro?"
"Acqua…acquaaa"
"…vite?"
"Io… no, cioè…"
Intervenne Dankan "SCERIFFO! Perché non rimandiamo a dopo questa conversazione e cerchiamo di uscirne tutti vivi?"
Si gettarono veloci all'interno del tempio e trovarono i due scomparsi vicino all'affresco: il vicesceriffo stava raschiando un po' di colore col suo coltellino, il falegname invece fissava la terza scena con uno sguardo beota.
"Sbaglio o si era detto di non dividersi?"
Attraversarono insieme il corridoio a T esaminando le stanze una ad una.
Trovarono la stanza di Priscilla, ed in questa una foto in cui una giovane donna era ritratta assieme ad un uomo vagamente somigliante a Jason Porter. Marco notò che sul retro c'era una dedica: "A Priscilla, con amore. Philius."
La mise rapido in tasca e nello zaino mise anche uno specchio d'argento massiccio "40 dollari facili facili."
L'antiquario aveva frequentato la facoltà di archeologia per qualche anno, arrivando a diventare l'assistente di un famoso professore. Quando questi si accorse che più che ai reperti storici il suo accolito era interessato ai soldi che potevano fruttare nel mercato di contrabbando lo fece cacciare.
Le malelingue dicevano che il signor Dinelli-Stewart fosse comunque stato in grado di trafugare sotto il naso del suo insegnante qualche pezzo dal valore tale da fornirgli i fondi necessari ad avviare il negozio di antiquariato.
In una stanza vicina a quella di Priscilla ritrovarono uno strano libro scritto a mano, in tedesco, che Dankan prese in consegna per tradurlo a poco a poco.
Il singolare volume sembrava essere stato usato di recente, come pure la stanza.
Gli altri locali di quell'ala della villa erano del tutto privi di interesse.

  1. Annisquam
  2. Iniziano le indagini
  3. Pezzi del puzzle
  4. A lato del letto
  5. Jimmy Hickmann
  6. A tre passi dal bivio
  7. Gli scarponi di Jason
  8. Senza alcun dubbio
  9. Villa Modine
  10. L´ala Ovest
  11. Some feets under
  12. Giù il sipario
  13. Ritorno in città

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